venerdì 26 giugno 2009

MA CHE BEL CASTELLO



Ma dai, diciamocelo. Piacerebbe a tutti possedere un bel castello, marcondirondirondello, raggiungibile in poche decine di minuti con un comodo aereo camuffato da volo di Stato, da ravvivare con una decina di veline, protetto da frotte di personale di sorveglianza pagate da noialtri, un molo d’attracco coperto per yacht da cinquanta metri (coperto peraltro da segreto di Stato), una giardino babilonese di settanta ettari (l’equivalente di settanta nostrane Piazze d’Italia), un bunker anti nucleare, addirittura una piscina a forma di palma con acqua di mare per la thalassoterapia. Ovviamente non potrebbe mancare un teatro greco-romano per far esibire il castellano in struggenti duetti melodici con il fido pard Apicella, come ovviamente il campo di calcio per fare sgambettare qualche rossonero in punizione. A chi tra noi non piacerebbe avere al proprio desco il loquace Confalonieri, oppure l’aulico Bondi, od il fido Fede? Durante le giostre il nostro cavaliere sfoggerebbe il suo look da supergiovane, rubando persino il mestiere al giullare di corte, tra una barzelletta ed una gaffe interplanetaria. Che dire poi delle colossali cacce al tesoretto? Al Capone diceva che per fare business occorresse avere un buon commercialista e un buon avvocato. Però poi il suo avvocato non lo salvò dal carcere per evasione fiscale. Il nostro castellano nominerà allora il suo commercialista ministro delle finanze, dopo aver depenalizzato il reato di evasione fiscale: perché la buona politica può fare davvero i miracoli.

venerdì 5 giugno 2009

FINCHE' C'E' FEDE C'E' SPERANZA



Ogni popolo ha i governanti che merita. Per carità, non che sceglie (in Italia quel diritto è stato levato d’imperio), ma che merita, per l’appunto. Se un attempato vegliardo tutto rifatto peggio d’una soubrette, trascorre il tempo libero a comprare ragazzine di mezzo secolo più giovani di lui, se nei contesti internazionali ci fa passare per zampognari e ricottari, come potrà quel popolo da lui governato salvarsi dalla deriva morale? Persino l’autorevole Times ha dedicato il primo giugno un pezzo al “clown” tricolore, evidenziando come in tutti quegli atteggiamenti pittoreschi il fatto più grave sia il forte disprezzo verso l’opinione pubblica italiana. La difesa del premier in merito alle fotografie che lo ritraevano durante i festini nel suo fantacastello in Costa Smeralda, è stata quella di appellarsi al rispetto della privacy, come se si trattasse di una persona qualunque, come se per il ruolo ricoperto non avesse lui stesso l’obbligo di offrire il buon esempio. Quando però si tratta di sottrarsi ai processi, con il raccapricciante Lodo Alfano si comporta in perfetta antitesi con questo pensiero. Qualcuno glielo dovrà suggerire che qualche anno fa il presidente americano Clinton perse la carica e la faccia per una scappatella con una stagista, o che Nixon fu anch’egli costretto a dimettersi per lo scandalo Watergate. Tutta colpa dei bolscevichi e dei giornali. Finchè c’è Fede c’è Speranza: infatti quest’ultima diventerà Miss Padania e sarà candidata alle prossime elezioni di Vallettopoli. Amen.

domenica 31 maggio 2009

LE PROSSIME ELEZIONI



Era la solita giornata assolata di giugno, quella in cui l’esercito dei paria dismetteva i panni del bauscia o della signora Maria, illudendosi d’avere un peso nella vita politica del Paese. E’ fantastica l’illusione della democrazia. E’ suggestiva l’idea che ognuno di noi, il più sfigato di noialtri, possa veramente decidere addirittura da chi essere rappresentato. Una specie d’avvocato, però ancora più importante, che sarà chiamato per tutta la vita e anche oltre “onorevole”, mentre la sua progenie si vanterà di averlo avuto nell’albero genealogico: una specie di Dio in Terra, un meraviglioso esempio di uomo Nietchiano, o più semplicemente un eletto. Quel giorno, si diceva, Giovannino si dirigerà ligio ligio a compiere il suo diritto-dovere, perché questo gli è stato detto da quando era ragazzo. Ancora non sa davvero dove macchierà quella scheda, come milioni di altri paria. Però già sfoggia il sorriso delle grandi occasioni, quello che riserva per i matrimoni e le cresime. Nello stesso istante, pocò più a oriente, Totò ha messo la croce sul cerchio predestinato, e già se la gusta l’altra metà del cinquantone, quella che è rimasta incollata nella mano destra di Don Peppino. Tra un nano secondo anch’egli avrà adempiuto il suo diritto dovere, ed entrambi avranno sciolto il sacro vincolo del voto. La vittoria a quel punto sarà semplicemente un fatto statistico, un mero esercizio matematico per i precari travet dell’urna, in attesa della prossima messinscena. In attesa della nuova opportunità.

giovedì 21 maggio 2009

OCSE, SALARI E ITALIETTA



Erano quasi dieci anni che i burattinai lavoravano per compiere il loro capolavoro, ed ora finalmente lo avevano concluso nel migliore dei modi. Oggi, tutti noi italiani, servi sottomessi dei chiacchieroni impomatati delle trasmissioni televisive, abbiamo preso l’ennesimo ceffone, senza nemmeno sognarci di restituirlo. Ci piace troppo subire! Non abbiamo mai perduto la sana propensione a credere alle favolette del padrone di turno, passando per dittature, guerre civili mascherate da moti libertari, stragi di stato, rivoluzioni silenziose, e quanto di peggio una nazione civile possa immaginare.
L’Ocse cerca di farci svegliare dal letargo pubblicando la classifica dei salari medi. Siamo ventitreesimi su trenta. Ancora un ultimo sforzo ed andremo a braccetto con la Romania e la Slovacchia. Noi, Fantozzi dell’allegra Lega dei cornuti, continuiamo silenziosi a timbrare i nostri cartellini, ignari del gioco meschino condotto alle nostre spalle dai politici e dai sindacalisti. Noi non abbiamo bisogna della crisi mondiale dell’economia perché per noi è un fatto congenito, siamo abituati a vivere in precarietà da sempre, abbiamo quasi necessità di nutrirci di speculazioni, di scandali, d’imbrogli e di raccomandazioni. L’italiano sogna da sempre di diventare un cittadino europeo normale, governato da politici onesti e animati dal senso dello Stato. Invece finisce per osannare il ducetto di turno, il furbetto del quartierino, il Mangiafuoco dall’espressione mite, aspettando il prossimo miracolo annunciato.

domenica 17 maggio 2009

LE NON NOTIZIE



Non è facile tradurre la realtà in poche righe. La sintesi è la capacità dei poeti. Non è facile, pertanto, ridurre in versi di senso compiuto il capogiro esistenziale del giornalista opinionista, che approccia l’insieme dei fatti con l’istinto dell’analisi. Ma si possono commentare solo le notizie, (per definizione, gli avvenimenti pubblicati dal giornalista), mentre diventa un puro esercizio formale fare altrettanto con le “non notizie”. -Oh bella - osserverà qualcuno -Andrea, non vorrai mica fare come il cappellaio matto di Alice nel Paese delle Meraviglie, che festeggiava ogni giorno il suo non compleanno?-
Forse. Eppure è troppo imbarazzante il monopolio informativo che concede prime pagine a ripetizione ai travasi ormonali del premier, o alle devastanti conseguenze d’un virus che finora da noi non ha causato nemmeno un decesso. Lo trovo offensivo nei riguardi di un pubblico mediamente intelligente ed istruito. Lo sforzo dei potentati finanziari e politici in questo Paese (che sono poi i reali padroni dell’Italia), è quello di creare un teatrino in cui l’idiozia si erga a dogma ed il battibecco e l’insulto reciproco seppelliscano un civile dialogo socratico. Invece le non notizie, come ad esempio le inchieste giornalistiche, sono regolarmente affossate, in nome di leggi garantiste a tutela della privacy, oppure perché scomode alle proprietà editoriali. D’altronde lo scandalo fa talmente parte del costume italico da non suscitare più alcun interesse. Per cui, buone non notizie a tutti noi.

sabato 9 maggio 2009

CHI HA UCCISO L'AUTO ELETTRICA ?



Le lontane isole Hawaii, patria del neo eletto Obama, hanno sposato il primo progetto a partecipazione pubblica messo a punto negli Usa per convincere gli abitanti a circolare “pulito”. Lo ha presentato i giorni scorsi la governatrice dello Stato americano, e prevede che dal 2012 quasi tutte le auto circolanti saranno elettriche, con una fittissima rete di distributori di energia, prodotta, peraltro, da centrali eoliche e solari. Il progetto prevede inoltre appositi finanziamenti per la sostituzione del vecchio parco auto “a petrolio” con le nuove vetture silenziose e non inquinanti.
Questa rivoluzione parte proprio dalla nazione che da decenni specula sull’oro nero, le cui lobby hanno espresso gli ultimi tre presidenti, e nel nome del quale sono state combattute le ultime sanguinose guerre in Medio Oriente. Il cambiamento avviene proprio da parte del Paese che, assieme alla Cina, si è rifiutato di firmare il protocollo di Kyoto, pur essendo il maggiore responsabile dell’inquinamento globale che sta uccidendo il nostro pianeta. Questo, comunque, nel bene e nel male, determina la grandezza di una nazione: avere il coraggio e l’umiltà di modificare la propria strategia anticipando gli altri. Il campo energetico sarà la grande sfida dei prossimi decenni, rappresenterà il terreno sul quale si confronteranno le moderne economie per uno sviluppo sostenibile da garantire alle generazioni che verranno. L’Italia, e la Sardegna in particolare. guardano a questi scenari come se si trattasse di fantascienza. Il progetto scientificamente più avanzato rimane dare ai sardi il futuribile “digitale terrestre”, una scatoletta che ha incasinato la vita a migliaia di vecchietti. che non riescono più a vedere Beautiful e il tiggì di Fede. In Gran Bretagna provarono a metterlo in funzione oltre dieci anni fa, ma fu un flop colossale. Da noi arriva come una grande conquista, l’oggetto del desiderio: il futuro, appunto. Nessuno fa caso che due risorse naturali e gratuite come il vento ed il sole, non siano utilizzate come dovrebbero, perché la Sardegna deve ancora essere pecore, pastori, cannonau e launeddas. Una lungimirante legge regionale proibisce l’istallazione dei pannelli solari sui terreni, mentre al nostrano governatore “disturbano” le pale delle centrali eoliche, ree di deturpare il paesaggio. Molto meglio i nuraghe, allora, forniti di televisioni al plasma e stufette a Kerosene.

venerdì 8 maggio 2009

TERREMOTO



Ho ancora negli occhi la catastrofe. A Karon beach il mio albergo fu travolto in pieno dall’onda tremenda dello tsunami. Qualche minuto fu sufficiente a cambiare la mia vita per sempre. Lo so bene che cosa si prova a vivere la condizione di sfollato, perdipiù a diecimila chilometri da casa, senza poter comunicare, senza neanche potersi fermare a piangere. Si pensa alla morte, ed a quelli meno fortunati di te che non ce l’hanno fatta. Si pensa a quanto ogni cosa, ogni bene materiale sia nulla in confronto alla consapevolezza di sentirsi vivo. Si pensa a quanto tempo sprechiamo ogni giorno nel ripetere gesti inutili, o a quante volte rimandiamo ciò che vorremmo fare ad un dopo che non arriva mai. Quella sciagura giunge inaspettata, e ti coglie nel sonno. In qualche istante bisogna organizzarsi, bisogna scegliere se essere topo o farfalla, se scappare o aspettare, se vestirsi o meno, se combattere oppure lasciare andare le cose. L’adrenalina ti sale su come un vulcano impazzito e ti raddoppia le forze, mentre in pochi attimi fai la scelta giusta, quella che ti salverà la vita.
Lo so bene che cosa ha provato Andrea quella fredda notte d’aprile nel centro storico dell’Aquila. Noi eravamo vicini, seppure ci separassero degli anni, e provavamo a giocare con la vita muovendo le pedine con l’incoscienza di chi ignora che il gioco un giorno potrà terminare. Tutto da quel momento in poi sarebbe stato diverso. Ora noi due ormai ci eravamo finalmente riconosciuti fratelli. E ci fermammo a donare un sorriso alla vita.

martedì 5 maggio 2009

BUFALE SANITARIE



Tra le paure dell’uomo, custodite in una recondita area del nostro cervello, c’è quella della morte. Talvolta si può manifestare in maniera talmente violenta da dar luogo a patologie, come ad esempio la depressione. I manipolatori delle coscienze di massa questo lo sanno, come conoscono assai bene i metodi per alimentare questa paura. La cosa si sta ripetendo questi giorni. Uno tra le migliaia di virus presenti sul pianeta (dei quali l’uomo ne conosce una minima parte), imputato come potenziale killer di massa, è sulle prime pagine di tutti i giornali, mentre in realtà sembrerebbe essere solo una banalissima virulenza. Pochi sanno che l’influenza stagionale uccide indirettamente centinaia di migliaia di persone ogni anno nel mondo, ma che le vere piaghe sanitarie sono le malattie cardiovascolari, il diabete e i tumori. Per non parlare di cause di morte quali il fumo, l’abuso d’alcool, gli incidenti stradali e quelli sul lavoro, tutte situazioni in cui lo Stato è l’unico responsabile. Del resto siamo ormai assuefatti agli allarmi sanitari dell’Oms: chi non ricorda la terribile aviaria, o la Sars o ancora Ebola. Dovevano essere apocalittici strumenti di morte e si rivelarono soltanto delle clamorose bufale, pazze anch’esse come le mucche, fugaci come gli uccelli migratori, sudiciume sottoculturale per suini raffreddati. Alla fine le uniche vittime del virus planetario saranno le foto delle mie vacanze e le sottocartelle di Windows corrotte per sempre, o almeno e sino al vaccino. E generosamente sviluppato dagli stessi untori. Così va questo nostro mondo.

sabato 25 aprile 2009

BANCHE E POTERE



Qualche giorno fa a Londra, durante il fantasmagorico circo del G20, un gruppo di manifestanti entrava nella Bank of Scotland, con intenzioni poco cordiali verso i suoi dirigenti, rei di aver permesso il fallimento della medesima. Questi ultimi, per tutelare la propria incolumità fisica, si difesero lanciando mazzette di sterline verso gli aggressori, non sortendo però tra gli aggressori, la reazione sperata. Nessuno però si pronò a raccogliere il vil danaro, nessuno aveva intenzione di barattare con esso le proprie ideologie. Immaginate allora che succederebbe se frotte di gente inferocita e affamata violassero gli istituti bancari delle nostre città? Gruppi di cittadini organizzati, violentati dalla perdita del lavoro, strozzati dalla rata del mutuo, massacrati dalla perdita di potere d’acquisto, ingannati dalla politica, senza aver più nulla da perdere, potrebbero uscire dal silenzio dei Media per riprendersi il maltolto. Appare fin troppo evidente che il prezzo da pagare per lo scempio finanziario, causato in gran parte dall’avidità delle banche, sarà proprio la rivolta sociale. Obama l’illuminato l’ha già capito nell’altra sponda dell’Oceano, mentre quaggiù nello stivale continuano gli sterili battibecchi da avanspettacolo nei salotti buoni di Rai e Mediaset. Nel frattempo il redivivo Mario Chiesa insiste con il solito vecchio sistema delle tangenti, uno dei marchi DOC più rappresentativi all’estero, congiuntamente alle gaffe mondiali del Capomastro di turno. Si sta come, d’autunno, sugli alberi, le foglie.

GI OTTO





No. La Sardegna non è terra sismica. E’ considerata terra geologicamente stabile dal punto di vista tellurico. Eppure l’ultimo terremoto è stato appena provocato dal nostro caro Leader qualche giorno fa, quando ha annunciato al mondo, cum magnum gaudio, lo sfratto dell’isola della Maddalena come sede del prossimo G8. Il vassallo di turno, al secolo il figlio del suo commercialista, ha penosamente finto del disappunto. Poi ha capito che doveva abbassare lo sguardo, mantenere la promessa fatta al Caro Leader, mentre per l’ennesima volta la Sardegna avrebbe aspettato la nuova occasione. Del resto di terremoti quest’isola ne ha avuti fin troppi: dallo scempio del polo petrolchimico all’uranio impoverito gentilmente offerto dalle sue basi Nato. Sono tutti argomenti simpatici dei quali si potrà parlare nel summit sull’ambiente, previsto come contentino per lo scippo del più altisonante G8, sempre nell’arcipelago Maddalenino a Settembre. Per l’occasione ci sarà promessa la bonifica delle aree inquinate di Porto Torres ed Ottana, la trasformazione dell’uranio in oro 24 carati, e l’onore di avere sul nostro territorio qualche sicurissima centrale atomica, come premio alla nostra asismicità. Come non essere felici per tutta questa bella pubblicità per il turismo della meravigliosa isola delle vacanze? Altro che “Sardegna fatti bella” di Soriana memoria: noi preferiamo le nostre belle trigliette al mercurio e le petroliere che scorrazzano in allegria, in attesa del disastro ecologico. Pardon, del terremoto.

martedì 21 aprile 2009

BUONA VELEGGIATA, ROBERTO


Non è bello commentare la morte di un amico. Non è bello né semplice, soprattutto se l’amico ha perso la vita in maniera evitabile. Perché non è augurabile a nessuno di trascorrere, come è successo a Roberto, le ultime ore della vita nel corridoio di un pronto soccorso, con la flebo sbagliata, con la diagnosi sbagliata, con il medico sbagliato. A voler essere fatalisti si sarebbe potuto dire che fosse giunto il suo momento, a voler essere religiosi che Dio lo avesse chiamato al suo cospetto, ma a voler essere semplicemente cittadini nulla di ciò era vero. La macchina della sanità sassarese aveva generato un altro nefasto caso, ancora una vita era stata spezzata dall’inefficienza di un sistema salute fermo agli anni settanta, con dirigenti inetti che pensano che un reparto di pronto soccorso debba essere un girone infernale con i medici più inesperti e gli infermieri più arroganti. Una sorta di E.R. per sfigati, un reality casereccio, un dramma evocato ogni giorno che purtroppo arriva, come anche il dolore della famiglia, un magistrato, un prete e le solite parole vuote, scontate, che hanno il sapore di tante, troppe volte in cui le cose sono rimaste uguali, in cui nessuno ha pagato. Chi saranno i prossimi tra noi a morire per errore al buio dei riflettori, dentro uno scatolone vuoto chiamato ospedale civile, tra sedie d’attesa luride e lenzuola color crisantemo? Chi sarà il primo ad urlare all’onorevole direttore generale della Asl che questa sanità non la tolleriamo più? Buon viaggio, Roberto. E prega per noi.

venerdì 17 aprile 2009

NOI E LA CRISI



La crisi noi la si toccava, sebbene non la potessimo comprendere.
Noi non eravamo che molecole invisibili per i grandi della Terra, perché ciò che importava loro era mantenere in vita il marcio. Intanto alla tele lo chef caramellava l’anatra e le strade ribollivano d’amarezza e di sguardi sommessi e di piccole manie crescenti, di lotterie istantanee e movimenti per la vita.
Lo chef infornava in diretta le zucchine al gratin, la colf cingalese passava l’aspirapolvere e le mine antibambino mutilavano: passato e futuro venivano passati al frullatore senza alcuna menzione per l’oggi, per l’istante in cui il ragno tesse la tela, per la frazione d’esistenza che svanisce senza lasciar traccia.
Questa è la crisi, la vera crisi, quella di cui nessuno si occupa. Fuori, nel mondo reale, null’altro che una generazione di robot che attende qualcosa, che talvolta ha le sembianze del giullare di corte.
Questa maledetta crisi si era ormai impossessata dei loro cuori con la forza dell’uragano e la rapidità del giaguaro, e correva sul binario morto che inesorabile conduce alla resa dei conti. Crisi o non crisi, patrizi o plebei, destri o mancini, tutti e tutto avrebbero terminato la loro corsa omaggio in Via Craxi Bettino, proprio dirimpetto a Piazza Caduti di Tangentopoli (bizzarrie del revisionismo toponomastico), dopo avere sgranocchiato popcorn e ruttato pepsi, e volgendo lo sguardo al monte di pietà avrebbero reso ogni addebito alla clemenza del Caro Leader. Più o meno consapevoli. Più o meno felici.

sabato 21 marzo 2009

MURI



Nel 1979 i Pink Floyd riempivano di sentimento il capolavoro “The wall” (Il muro), anticipando di dieci anni il crollo della famosa barriera berlinese, limite estremo sia alla libertà che trasposizione ideale del concetto d’oppressione.
Il filo spinato ed il servizio di ronda armato e pronto a sparare su chiunque provasse a varcarne il limite, ricordava con imbarazzante precisione i campi di concentramento nazisti. L’Europa, la civile Europa, convisse con quell’obbrobrio per 40 insopportabili primavere. Oggi nel mondo globalizzato, ancora troppi muri resistono. Nel nostro continente l’isola di Cipro è divisa a metà tra Grecia e Turchia, l’Irlanda del Nord è separata da quella del Sud, la Spagna ha eretto un bel muro per tenersi distante dagli immigranti marocchini. Persino lo Stato del Vaticano presenta un muro per sancire la distanza dall’urbe e dall’Italia.
Troppi messicani ancora sono trucidati per cercare di varcare il muro con gli Stati Uniti, ancora troppi cubani perdono la vita in mare per sfuggire al criminale embargo con il quale convivono forzatamente da oltre mezzo secolo, e poi ancora c’è la barriera tra India e Pakistan, quella tra le due Coree, e tante altre. Ognuno di quei mattoni, ogni cazzuola di cemento rappresenta la materializzazione stessa del concetto di limite, quello umano, quello che genera ancora le guerre e le stragi di povera gente nel nome del “diritto ad esistere”: come la consueta follia che continua a consumarsi da sempre la Palestina.

giovedì 19 febbraio 2009

FRATELLO 1816



Il fratello numero 1816 è ancora tra noi. Il grande Venerabile Maestro lo ha appena nominato suo erede spirituale, colui che sta mettendo in pratica il Piano di Rinascita Democratica, ovvero il documento alla base della Loggia Segreta Propaganda Due, conosciuta ai più con l’acronimo di P2.
Levato il cappuccio scuro, l’adepto mostra un’età apparente di 55 anni, un capello nero pece ed un viso tirato come una vecchia attrice fresca di chirurgo plastico.
Il fratello Silvio ha fatto gran parte del lavoro per conto del signor Licio Gelli, cogliendo il testimone da quest’ultimo, poco dopo la sua fuga in Svizzera all’indomani dello scioglimento, da parte della commissione parlamentare nel 1981, della Loggia deviata del Grande Oriente d’Italia, ovvero la nostrana massoneria.
Tutto il programma sta pian piano prendendo forma, attuando l’auspicata “dittatura dolce” agognata dai circa novecento aderenti alla disciolta P2, che è un mix armonioso di sano populismo e di finta democrazia. L’asservimento della Giustizia, il potere sull’informazione, l’impoverimento dell’istruzione, il controllo della Finanza, il predominio politico, la complicità del Sistema Bancario. Come arrivare ad un simile appiattimento istituzionale? Molto semplice: pagando. Il piano prevedeva l’esborso di quaranta miliardi delle vecchie lire per mettere la mordacchia alle istituzioni contrarie alla cosiddetta Rinascita Democratica. Per i più curiosi o gli scettici cronici, invito a scaricare lo statuto della P2 disponibile su internet.

giovedì 12 febbraio 2009

NOI CHE ....



Noi che uscivamo presto la mattina per andare in ufficio, noi che prima di tutto c’erano i figli e la sicurezza del posto fisso ed una moglie affidabile, noi che non ci eravamo mai fatti una canna, noi che la domenica si andava alla messa e si dava la questua, noi che ci accorgemmo un giorno che non c’erano più i comunisti, noi che odiavamo le guerre però ci piacevano gli americani, noi che non avevamo capito che cosa fosse internet, noi che le stragi di Stato erano un’invenzione dei giornalisti, noi che alla cultura della morte preferivamo la cultura della vita, noi che ci facevano pena gli extracomunitari, noi che l’euro era stata una rovina, noi che anche l’aborto ed il divorzio erano stati una rovina, noi che prima o poi si muore, noi che senza accorgersene stavamo morendo, noi...
Giunse all’improvviso il demone e si portò via la nostra parte di spazio, senza neanche darci il tempo di riordinare le idee né di fare testamento. Noi volgemmo il nostro sguardo oltre tutte le opinioni di qualche attimo prima, e fummo catapultati tra le stelle, a riordinare i fogli della nostra breve esistenza. Mai avremmo immaginato di avere tante persone dentro l’anima, mai avremmo pensato di essere qualcosa di meglio di un automa ordinato e obbediente, come mai avremmo pensato di poter finalmente migliorare il mondo con la semplice forza d’un pensiero. Un leggero sorriso disegnò una farfalla che si posò sulla Terra poco prima delle prossime elezioni fortemente democratiche, poco prima dell’ennesima questione morale.

domenica 11 gennaio 2009

ricordando Fabrizio De Andrè



L’undici gennaio sarà una data importante. Dieci anni fa terminava la sua esperienza terrena Fabrizio De Andrè, uno di noi, che ci ha fatto amare la poesia e l’amore. Persone come lui ne nascono troppo poche, purtroppo. E quando nascono sono costrette a vivere una vita all’ombra delle becere convenzioni, fuori dai riflettori, senza volto né voce, oscurati dalle ipocrisie del nostro piccolo mondo e dai giostrai che gridano forte ai bambini.
Quel giorno un soffio leggero attraverserà le nostre coscienze pigre, e per un momento avremo davanti a noi la dolcezza d’una prostituta, il sorriso fanciullesco d’un barbone, parole che si fanno emozione, cannoni che diventano orchidee e re che scendono dai troni per unirsi agli uomini.
In fondo non era altro che un narratore di favole senza morale, senza finale, forse senza neanche la storia perché poi c’era la voce semplice della chitarra a fare da cornice alle atrocità della guerra, alle miserie d’un mondo fatuo che s’accende ad intermittenza. “Faber” dava voce ai miserabili di questa Terra, ai reietti, ai paria, agli ultimi tra gli ultimi, ai senza casa e ai senza spada. A lui toccò vederlo l’inferno dell’anima quando qualche balordo lo tenne in prigionia assieme alla sua Dori per quattro mesi. E lui la conosceva bene la meschinità umana e le bestie immonde che questa può generare, per cui comprese i suoi aguzzini e li perdonò. Un giorno qualsiasi in un mondo qualsiasi, tutti noi ci troveremo a cantare con lui “Bocca di Rosa” sulla nostra cattiva strada.