martedì 21 aprile 2009

BUONA VELEGGIATA, ROBERTO


Non è bello commentare la morte di un amico. Non è bello né semplice, soprattutto se l’amico ha perso la vita in maniera evitabile. Perché non è augurabile a nessuno di trascorrere, come è successo a Roberto, le ultime ore della vita nel corridoio di un pronto soccorso, con la flebo sbagliata, con la diagnosi sbagliata, con il medico sbagliato. A voler essere fatalisti si sarebbe potuto dire che fosse giunto il suo momento, a voler essere religiosi che Dio lo avesse chiamato al suo cospetto, ma a voler essere semplicemente cittadini nulla di ciò era vero. La macchina della sanità sassarese aveva generato un altro nefasto caso, ancora una vita era stata spezzata dall’inefficienza di un sistema salute fermo agli anni settanta, con dirigenti inetti che pensano che un reparto di pronto soccorso debba essere un girone infernale con i medici più inesperti e gli infermieri più arroganti. Una sorta di E.R. per sfigati, un reality casereccio, un dramma evocato ogni giorno che purtroppo arriva, come anche il dolore della famiglia, un magistrato, un prete e le solite parole vuote, scontate, che hanno il sapore di tante, troppe volte in cui le cose sono rimaste uguali, in cui nessuno ha pagato. Chi saranno i prossimi tra noi a morire per errore al buio dei riflettori, dentro uno scatolone vuoto chiamato ospedale civile, tra sedie d’attesa luride e lenzuola color crisantemo? Chi sarà il primo ad urlare all’onorevole direttore generale della Asl che questa sanità non la tolleriamo più? Buon viaggio, Roberto. E prega per noi.

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