domenica 30 gennaio 2011
TEMPUS FUGIT
Ho messo il cervello a riposo
l’ho immerso in una boccia di gel
ho levato l’aria e l’ho ibernato
ci ho pisciato sul lobo destro
e poi l’ho lanciato nello spazio.
Quindi ne ho raccolto degli altri
ed ho ripetuto lo stesso trattamento.
Sono diventati migliaia, decine di migliaia
milioni di milioni,
generazioni di robotizzati acefali molluschi
che camminano senza meta,
come platani sventolano le loro braccia a tenaglia
senza farsi intimorire
né dalla rivoluzione precoce
né dai canti dei savi
né dalle favole di La Fontaine
perché la Natura non sa credere alle idiozie
è muta,
muta
e piove le sue stesse lacrime
e vomita i suoi stessi liquidi
inconsapevolmente
trascinando nel suo mondo
tutta quella perfezione,
fino a sublimarla nell’humus primordiale.
Che è nulla.
giovedì 29 luglio 2010
Parrebbe una cosa ovvia e scontata che un parlamentare, piuttosto che un alto dirigente dello Stato, non possano continuare a svolgere le loro funzioni pubbliche nel caso fossero implicati in qualche scandalo che metta in dubbio la propria moralità.
In Italia, purtroppo, da sempre le cose non vanno così. Parrebbe normale, in qualsiasi Paese civile, che un esecutivo che tradisca le aspettative degli elettori commettendo gravi irregolarità sul piano morale, si dimetta al fine di rispettare il patto democratico stipulato con gli italiani.
Parrebbe naturale che alla sola ipotesi di un’organizzazione settaria destabilizzante e parallela allo Stato quale la P3, i suoi membri si auto sospendessero dagli importanti incarichi pubblici, ponendosi così nella condizione di essere giudicati. Parrebbe altresì rispettoso per gli italiani, che l’apparato di governo, prendendo atto di tutto ciò, sospendesse senza esitazioni quei traditori dello Stato.
Parrebbe un fatto logico che l’Italia ponesse al bando definitivamente il sistema degli appalti truccati e l’ignobile tratta dei lavoratori precari, così come lo squallido ed ipocrita sistema dei concorsi preassegnati e della raccomandazione. Parrebbe corretto abolire i privilegi di cui in questo Paese godono in misura spropositata gli editori, i notai, i giudici, i politici, i sindacalisti, gli alti prelati. Parrebbe liberatorio che la smettessimo di essere scherniti a livello siderale, per la classe politica più truffaldina e per il primato mondiale delle auto blu.
In Italia, purtroppo, da sempre le cose non vanno così. Parrebbe normale, in qualsiasi Paese civile, che un esecutivo che tradisca le aspettative degli elettori commettendo gravi irregolarità sul piano morale, si dimetta al fine di rispettare il patto democratico stipulato con gli italiani.
Parrebbe naturale che alla sola ipotesi di un’organizzazione settaria destabilizzante e parallela allo Stato quale la P3, i suoi membri si auto sospendessero dagli importanti incarichi pubblici, ponendosi così nella condizione di essere giudicati. Parrebbe altresì rispettoso per gli italiani, che l’apparato di governo, prendendo atto di tutto ciò, sospendesse senza esitazioni quei traditori dello Stato.
Parrebbe un fatto logico che l’Italia ponesse al bando definitivamente il sistema degli appalti truccati e l’ignobile tratta dei lavoratori precari, così come lo squallido ed ipocrita sistema dei concorsi preassegnati e della raccomandazione. Parrebbe corretto abolire i privilegi di cui in questo Paese godono in misura spropositata gli editori, i notai, i giudici, i politici, i sindacalisti, gli alti prelati. Parrebbe liberatorio che la smettessimo di essere scherniti a livello siderale, per la classe politica più truffaldina e per il primato mondiale delle auto blu.
lunedì 26 luglio 2010
DEDICATO ALL'ITALIA
Dedicato a tutti gli italiani che credevano nell’Italia una, unica e indivisibile. Dedicato a tutti quegli italiani che s’illudevano che la politica fosse una cosa seria e operante per il bene collettivo. Dedicato a tutti i lavoratori che ancora credono nei loro diritti, nella carta costituzionale e nel relativo statuto del 1970. Dedicato a tutti i poveri italiani che ingenuamente credono nel primato dell’onestà sul malaffare, al trionfo della giustizia sugli affari illeciti, alla lotta dello Stato sulle mafie e sui poteri occulti.
Dedicato a tutti quegli italiani ingenui che ricordano con emozione l’Italia colta e gentile che non c’è più, quella di De Gasperi e di Fermi, quella di Matteotti e di Falcone, quella di Montanelli e di Pasolini. Dedicato al misero silenzio che avvolge le nostre anime orfane di verità. Dedicato all’antico concetto ormai scordato di Patria, dedicato all’eroismo delle vittime delle stragi di Stato, impunibili e impunite. Dedicato a quello sparuto gruppetto d’italiani che ancora non seguono lo squallido esempio dei loro governanti. Dedicato ai sacrifici quotidiani di milioni di nuovi poveri colpevolmente abbandonati a se stessi dalle cosiddette ”istituzioni civili”.
Dedicato, soprattutto, alle migliaia di volontari sociali che, in silenzio, sopperiscono alla criminale assenza dello Stato nel sostenere la nuova povertà, figlia della crisi creata dalle lobby finanziarie. Dedicato alla speranza che una nuova Italia possa presto prendere corpo dalle ceneri di tanta devastazione.
Dedicato a tutti quegli italiani ingenui che ricordano con emozione l’Italia colta e gentile che non c’è più, quella di De Gasperi e di Fermi, quella di Matteotti e di Falcone, quella di Montanelli e di Pasolini. Dedicato al misero silenzio che avvolge le nostre anime orfane di verità. Dedicato all’antico concetto ormai scordato di Patria, dedicato all’eroismo delle vittime delle stragi di Stato, impunibili e impunite. Dedicato a quello sparuto gruppetto d’italiani che ancora non seguono lo squallido esempio dei loro governanti. Dedicato ai sacrifici quotidiani di milioni di nuovi poveri colpevolmente abbandonati a se stessi dalle cosiddette ”istituzioni civili”.
Dedicato, soprattutto, alle migliaia di volontari sociali che, in silenzio, sopperiscono alla criminale assenza dello Stato nel sostenere la nuova povertà, figlia della crisi creata dalle lobby finanziarie. Dedicato alla speranza che una nuova Italia possa presto prendere corpo dalle ceneri di tanta devastazione.
martedì 20 luglio 2010
LE DUE SARDEGNE
Indiscutibilmente ci sono due Italie: quella ricca e produttiva del Nord, e quella del Sud, depressa e svenduta alle mafie. La nostra isola fa comunella con questa seconda Italia, vantando il record europeo di disoccupazione e con un gotha politico nominato dall’Italia del Nord impegnato esclusivamente a terminare di rosicchiare la cotenna del maiale.
Ma la stessa Sardegna è ulteriormente divisa in due: c’è la Sardegna del Sud, a cui afferiscono i finanziamenti per lo sviluppo, e quella depressa del Nord, a cui non arrivano più nemmeno le briciole. E’ significativo viaggiare in auto da Cagliari a Sassari, lungo la Strada Statale 131, per rendersi conto della palese differenza tra le due Sardegne.
Da Cagliari fino ad Oristano pare di percorrere un’autostrada, con guardrail centrale, corsia d’emergenza, asfalto liscio come il culetto d’un bimbo. La situazione cambia radicalmente sopra Abbasanta, con enormi cumuli di mondezza nelle poche aree di sosta, con due corsie talmente strette da rendere rischioso persino un banale sorpasso, e con i famigerati incroci a raso. La nuova strada Sassari-Olbia, invece, non si farà mai. Le industrie del Nord dell’isola chiudono, mentre i lavoratori della chimica protestano occupando l’isoletta che dovrebbe essere un gioiello turistico ed invece è solo un ammasso di zecche e di capre. Lo Sport professionistico chiude per mancanza di fondi, il flusso aereo turistico pure, mentre la Sanità sassarese crepa sotto il peso dei debiti e delle croniche incapacità dei suoi amministratori.
Ma la stessa Sardegna è ulteriormente divisa in due: c’è la Sardegna del Sud, a cui afferiscono i finanziamenti per lo sviluppo, e quella depressa del Nord, a cui non arrivano più nemmeno le briciole. E’ significativo viaggiare in auto da Cagliari a Sassari, lungo la Strada Statale 131, per rendersi conto della palese differenza tra le due Sardegne.
Da Cagliari fino ad Oristano pare di percorrere un’autostrada, con guardrail centrale, corsia d’emergenza, asfalto liscio come il culetto d’un bimbo. La situazione cambia radicalmente sopra Abbasanta, con enormi cumuli di mondezza nelle poche aree di sosta, con due corsie talmente strette da rendere rischioso persino un banale sorpasso, e con i famigerati incroci a raso. La nuova strada Sassari-Olbia, invece, non si farà mai. Le industrie del Nord dell’isola chiudono, mentre i lavoratori della chimica protestano occupando l’isoletta che dovrebbe essere un gioiello turistico ed invece è solo un ammasso di zecche e di capre. Lo Sport professionistico chiude per mancanza di fondi, il flusso aereo turistico pure, mentre la Sanità sassarese crepa sotto il peso dei debiti e delle croniche incapacità dei suoi amministratori.
martedì 13 luglio 2010
AVVELENAMENTO DA DEMOCRAZIA
Il re del Ponto, Mitridate, è passato alla storia per essere riuscito ad assuefarsi ad ogni sorta di veleno, ingerendone una dose crescente fino ad immunizzare il proprio organismo. Tutti noi italiani, in fin dei conti, ci stiamo pian piano assuefando ad ogni sorta di schifezza, un po’ come fu per l’antico sovrano. La televisione e la stampa di regime selezionano attentamente per noi ciò che possiamo e non possiamo vedere, i reality televisivi bacano i nostri cervelli fino a dargli la fattezza d’un mallo di noce, le balle dei governanti ci rimbalzano addosso senza più il filtro della ragione. Il mondo corre veloce verso il trionfo della stupidità senza che nessuno abbia la forza di fermare l’ecatombe delle menti pensanti, l’eccidio dell’intellighenzia, l’imbarazzante annientamento d’ogni forma di pensiero differente da quella della classe dominante.
Il concetto stesso di democrazia è quotidianamente svilito dalla feroce lotta per la conquista o per il mantenimento del potere da parte di un gruppo, definito maggioranza, nei confronti di un altro, chiamato minoranza. Lo scopo della democrazia non è più quello di rappresentare il popolo, bensì quello di aggrapparsi al potere per mantenere privilegi ed immunità particolari.
Giorno dopo giorno noialtri assistiamo passivamente alla morte della democrazia perché, come Mitridate, ci siamo immunizzati alla sua degenerazione, e come stupidi soldatini rispondiamo “Signorsì, signore” agli ordini urlati del minuscolo caporale travestito da generale.
Il concetto stesso di democrazia è quotidianamente svilito dalla feroce lotta per la conquista o per il mantenimento del potere da parte di un gruppo, definito maggioranza, nei confronti di un altro, chiamato minoranza. Lo scopo della democrazia non è più quello di rappresentare il popolo, bensì quello di aggrapparsi al potere per mantenere privilegi ed immunità particolari.
Giorno dopo giorno noialtri assistiamo passivamente alla morte della democrazia perché, come Mitridate, ci siamo immunizzati alla sua degenerazione, e come stupidi soldatini rispondiamo “Signorsì, signore” agli ordini urlati del minuscolo caporale travestito da generale.
mercoledì 30 giugno 2010
Ministri d'Italia, l'Italia s'è desta....
Quali sono i requisiti per poter essere nominato ministro? In Italia certamente è necessario avere almeno qualche carico pendente con la giustizia, oltre a rientrare nel novero degli ex compagni di merende dell’attuale Presidente del Consiglio. L’etimologia del termine ministro, invece, deriva dal latino “minister”, che significa servo, il ché appare assolutamente appropriato ed in linea con la funzione subalterna di questo amministratore dello Stato rispetto, non allo Stato, ma più propriamente verso chi l’ha nominato.
Succede così che nel momento della peggiore crisi dal 1929 in poi, dopo aver chiesto sacrifici a tutti, dopo aver varato una manovra da lacrime e sangue, dopo aver promesso gli auspicati tagli agli spropositati costi della politica, incurante di tutto ciò il capo del governo faccia scattare “l’aiutino da casa” per il suo compare Brancher, tangentista della prima ora, inventandogli un ministero tanto originale quanto inutile.
La manovra sarebbe dovuta passare inosservata, sfruttando la distrazione nazionale per le gesta calcistiche dei campioni del mondo. Purtroppo le cose sono andate diversamente. Persino il capo dello Stato non ha preso bene la disfatta e, destandosi dal geriatrico torpore, ha tuonato contro la richiesta di Brancher di legittimo impedimento, obbligandolo a ritirarla. Ma sappiamo bene che l’Italia è il Paese dei sotterfugi e dei giochetti sottobanco, dell’imbroglio e del doppiogioco, e che presto il Gran Burattinaio ne penserà un’altra delle sue per rimettere a posto le cose.
Succede così che nel momento della peggiore crisi dal 1929 in poi, dopo aver chiesto sacrifici a tutti, dopo aver varato una manovra da lacrime e sangue, dopo aver promesso gli auspicati tagli agli spropositati costi della politica, incurante di tutto ciò il capo del governo faccia scattare “l’aiutino da casa” per il suo compare Brancher, tangentista della prima ora, inventandogli un ministero tanto originale quanto inutile.
La manovra sarebbe dovuta passare inosservata, sfruttando la distrazione nazionale per le gesta calcistiche dei campioni del mondo. Purtroppo le cose sono andate diversamente. Persino il capo dello Stato non ha preso bene la disfatta e, destandosi dal geriatrico torpore, ha tuonato contro la richiesta di Brancher di legittimo impedimento, obbligandolo a ritirarla. Ma sappiamo bene che l’Italia è il Paese dei sotterfugi e dei giochetti sottobanco, dell’imbroglio e del doppiogioco, e che presto il Gran Burattinaio ne penserà un’altra delle sue per rimettere a posto le cose.
lunedì 28 giugno 2010
Si è concluso anche il referendum farsa indetto dalla Fiat per legittimare la morte dei diritti dei lavoratori. Ha dell’incredibile come l’illegittimità, stia rapidamente impossessandosi delle istituzioni pubbliche, con il tacito avvallo di tutti noi. In un solo giorno sono stati stracciati, contemporaneamente, il dettato costituzionale in tema di diritti del lavoro, le norme dell’Unione Europea e, non per ultimo, lo statuto dei lavoratori del 1970. La cosa pazzesca è che a rendere possibile quest’immondizia terzomondista, è stata proprio l’industria automobilistica che, più di tutte in Italia nel corso di oltre un secolo, ha attinto a piene mani al capitale pubblico, per poi presentare agli attoniti creditori una perdita stratosferica.
Si sta, in fin dei conti, ripresentando la barzelletta del fallimento dell’Alitalia, andato in onda qualche tempo fa, che è costato a noi poveri contribuenti italiani un ulteriore aggravio del carico fiscale, e che ora ci vede abbondantemente primeggiare in Europa tra i tartassati.
Già tutti noi abbiamo la mente preparata al prossimo referendum: preferisci pagare l’Ici o perdere la proprietà della tua casa? Oppure: “Sei disposto a congelare il tuo conto corrente per impedire il fallimento della banca d’Italia?” Nessuno sa che cosa ci riserverà il futuro sul versante del lavoro, ma è certo che le premesse sono senz’altro suggestive, in linea con l’italica propensione alla creatività, che mai ha fatto difetto alla nostra eccentrica classe politica. Per cui, Fiat voluntas tua.
Si sta, in fin dei conti, ripresentando la barzelletta del fallimento dell’Alitalia, andato in onda qualche tempo fa, che è costato a noi poveri contribuenti italiani un ulteriore aggravio del carico fiscale, e che ora ci vede abbondantemente primeggiare in Europa tra i tartassati.
Già tutti noi abbiamo la mente preparata al prossimo referendum: preferisci pagare l’Ici o perdere la proprietà della tua casa? Oppure: “Sei disposto a congelare il tuo conto corrente per impedire il fallimento della banca d’Italia?” Nessuno sa che cosa ci riserverà il futuro sul versante del lavoro, ma è certo che le premesse sono senz’altro suggestive, in linea con l’italica propensione alla creatività, che mai ha fatto difetto alla nostra eccentrica classe politica. Per cui, Fiat voluntas tua.
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